
E’ difficile cogliere il significato profondo del corretto agire meritocratico. Il termine
meritocrazia si presta infatti a molteplici interpretazioni. Per altro non sempre positive. Una robusta linea critica di sinistra sostiene infatti che una società meritocratica è destinata a implodere sotto i colpi dell’esclusione sociale dei più deboli e sfortunati; prodromi della rivolta. In tal senso deve essere letto il noto libro di Michael Young “
The rise of meritocracy”. I rischi esistono, non si può negare: l’assunzione acritica dei principi meritocratici può portare ad una dura stratificazione sociale. Per questo motivo i principi del “merito” devono essere esaminati con attenzione e messi in pratica limando gli eccessi; tenendo ben presenti i principi di solidarietà verso i meno fortunati e concedendo costantemente spazio a coloro che provengono da strati sociali diversi; rispettando tutti i ruoli e tutti gli uomini. Ma ciò non è sufficiente. A garanzia di un procedere meritocratico equanime, deve propagarsi nell’animo sociale una potente coscienza collettiva, una riverberante abitudine a concepire la comunità come un corpo unico, che funziona solo se ogni sua parte è rispettata e funziona. Questo è il “merito” che noi perseguiamo, convinti che solo una nuova élite possa guidare il paese verso il domani.