Citazioni & Citazioni

Lo spirito da solo non nobilita. C'è bisogno anzi di qualcosa che nobiliti lo spirito

F.Nietzsche

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La politica è la realizzazione di ciò che sarebbe avvenuto comunque” H.M.Henzensberger

 

E’ giunto il tempo che tutti gli uomini e le donne, onesti e di buona volontà,  prendano in mano le proprie vite.

E’ l’ora di passare all’azione, mettendo in campo nuove energie e forme di convivenza.

Dobbiamo ritrovare il senso del vivere comune, apparentemente distrutto dalle mai sopite distorsioni ideologiche, dal potere degenerato e dalla rapidità disordinata del progresso tecnologico.

Guardiamo in faccia la realtà. Fino ad oggi abbiamo nascosto la testa sotto la sabbia come struzzi codardi, fingendo di non accorgerci dei problemi gravissimi che affliggono il nostro stare insieme, la nostra società decadente, individualista, egoista, ideologica.

Ogni giorno ci troviamo a lottare contro l’indifferenza e la solitudine, l’alienazione e l’imbroglio. Ciascuno pensa solo a sé stesso e al proprio bene, lavandosene le mani del prossimo, cioè di colui che più gli è vicino, con cui dovrebbe condividere spazi e cultura, costumi e consuetudini. Ogni forma di legame comune è stata distrutta, ogni solido riferimento di gruppo è stato relegato in un angolo a discapito di ingannevoli astrazioni universalistiche.

La maggioranza fra i politici delle ultime generazioni e le attuali classi dirigenti (intellettuali, artisti, industriali, banchieri etc.) ci hanno traditi in nome di un sistema saturo e mal funzionante, che non è più in grado nemmeno di riformare se stesso.

Qualcuno ancora si illude che l’Italia possa cambiare nelle mani di uomini profondamente radicati in un sistema malato?

Costoro spacciano per democrazia quella che è ormai diventata un’oligarchia a tutti gli effetti, un cortile riservato a pochissimi, chiuso e maleodorante, in cui si accumulano tutte le ricchezze e la spazzatura della società.

Costoro, di ogni colore, si servono di fredde ideologie, tutt’altro che agonizzanti, per venderci un concetto di giustizia strumentale ai loro interessi economici e di potere. Nella realtà, le cose continuano a funzionare solamente a favore dei loro sporchi comodi; e la maggior parte della gente lotta per sopravvivere. Siamo diventati sudditi, talvolta schiavi, che lavorano duramente tutta la vita per mantenere lo status quo burocratico e un’esigua banda di privilegiati. 

Mentre l’unico privilegio a noi concesso è stare a guardare questi pochi potenti, ricchi e famosi chiusi nella loro teca di vetro televisiva; e guai se ci avviciniamo troppo.

Dietro costrutti ideologici obsoleti, che portano il nome di fascismo, liberismo, marxismo, terzomondismo, si nascondono meccanismi oliati per indurci a credere che il bene comune si possa rintracciare soltanto in un favoloso eden mondiale di benessere economico o, al contrario, di egualitarismo incondizionato, pauperismo santificante.

Ha senso professarsi liberisti, marxisti, progressisti, post-fascisti di fronte ad istanze completamente nuove? Ricorriamo a termini usurati per sostenere la forza del domani. Siamo patetici.  Non è lecito chiedersi, al contrario, se il ricorso a certi schemi ideologici sorpassati non faccia parte di una strategia di conservazione?  E’ in questo modo che i tiranni tengono al giogo i popoli, mantenendo le bocce ferme.

Oppure provocando paure continue, insicurezze diffuse sulla platea dei sudditi.

Al contempo, le cellule cancerogene delle vecchie ideologie celano corrosive trappole destinate a erodere le tradizioni locali, spezzare le radici, svuotare di senso i legami comunitari più veri: quali la famiglia, le associazioni intermedie, la terra d’origine.

In tal modo ci ritroviamo soli e oppressi, ci dibattiamo come pesci nella rete in balìa di potentati intoccabili, da noi così distanti da non poterli nemmeno sfiorare, mettere in discussione, rivoluzionare. Organizzazioni sovranazionali, multinazionali private, Comunità europea, lo Stato burocratico stesso, le amministrazioni locali sono diventati nemici da cui difendersi, entità mastodontiche e impersonali di fronte alle quali, se presi singolarmente, siamo mosche, insignificanti pidocchi disarmati.

Tutti i giorni ci troviamo a lottare contro decisioni per lo più irrazionali prese in luoghi lontani, da uomini sconosciuti che ignorano le nostre reali esigenze, i bisogni elementari che contraddistinguono la nostra vita quotidiana, le nostre usanze e i nostri valori.

Il voto e la tassazione resterebbero i soli momenti di presunta partecipazione alla vita collettiva; ma in realtà sono ormai svuotati di senso anch’essi e somigliano sempre più a prese in giro, con le liste elettorali decise nei palazzi e i prelievi fiscali indiscriminati, caotici, oppressivi.

Siamo soli di fronte ai moloch, questa è la verità; e abbiamo accettato, consciamente, di esserlo.

Noi oggi rifiutiamo con forza questo stato di cose. Siamo infatti giunti al punto di non ritorno, per evitare che la nave affondi dobbiamo agire subito, ritrovare una socialità diversa e più coesa, in grado di affrontare la crisi psicologica, culturale ed economica che ci affligge con strumenti adeguati ai tempi; andare alla ricerca di un’umanità più profonda e condivisa, di formule politiche innovative, di energie nascoste e della perduta autostima. Elaborare infine un nuovo concetto di economia, rispettoso delle persone e del bene collettivo.

Per noi, che nell’oggi viviamo, che non sappiamo stare alla greppia della sudditanza, che vogliamo ridare gusto all’esistenza, che ragioniamo con la nostra testa, che non temiamo la

tecnologia, che crediamo nel futuro, la strada da costruire insieme e poi percorrere porta il nome di “Perfezionismo” e ha le caratteristiche di una rivoluzione che viene dal basso, governata dalla gente, per la gente. Dobbiamo ritrovare il passo dell’intelligenza, riprenderci la nostra vita ad ogni costo e possiamo farlo soltanto noi, a dispetto di governanti corrotti o mediocri, di un sistema bloccato che inibisce ogni tentativo di cambiamento e di una classe dirigente avida e autoreferenziale. Ciascuno può farlo nella propria città, unendosi ad altri uomini che condividono con lui idee e tradizioni comuni.

La nostra deve essere una Rivoluzione intelligente. Uniamo le forze e il domani sarà nostro!

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