Citazioni & Citazioni

Lo spirito da solo non nobilita. C'è bisogno anzi di qualcosa che nobiliti lo spirito

F.Nietzsche

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La politica è la realizzazione di ciò che sarebbe avvenuto comunque” H.M.Henzensberger

 

 E’ difficile cogliere il significato profondo del corretto agire meritocratico. Il termine meritocrazia si presta infatti a molteplici interpretazioni. Per altro non sempre positive. Una robusta linea critica di sinistra sostiene infatti che una società meritocratica è destinata a implodere sotto i colpi dell’esclusione sociale dei più deboli e sfortunati; prodromi della rivolta. In tal senso deve essere letto il noto libro di Michael Young “The rise of meritocracy”. I rischi esistono, non si può negare: l’assunzione acritica dei principi meritocratici può portare ad una dura stratificazione sociale. Per questo motivo i principi del “merito” devono essere esaminati con attenzione e messi in pratica limando gli eccessi; tenendo ben presenti i principi di solidarietà verso i meno fortunati e concedendo costantemente spazio a coloro che provengono da strati sociali diversi; rispettando tutti i ruoli e tutti gli uomini. Ma ciò non è sufficiente. A garanzia di un procedere meritocratico equanime, deve propagarsi nell’animo sociale una potente coscienza collettiva, una riverberante abitudine a concepire la comunità come un corpo unico, che funziona solo se ogni sua parte è rispettata e funziona. Questo è il “merito” che noi perseguiamo, convinti che solo una nuova élite possa guidare il paese verso il domani.
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La Costituzione immutabile. PDF Stampa E-mail

 

Fervono grottesche polemiche intorno alla sacertà inviolabile della Costituzione Italiana. Siamo quasi al ridicolo, ogni volta che qualcuno si azzarda a proporre la pur minima variazione al testo costituzionale, si alzano grida indignate, si sollevano file di guardiani incerberiti, si strepita alla dittatura. Ma che, siamo impazziti? Da che mondo e mondo i tempi cambiano, le leggi fondamentali si aggiornano, le persone si adeguano. Abbiamo una Costituzione che risale al 1948 e si rifà in parte allo tatuto Albertino ottocentesco. Per di più, è stata redatta in un momento storico particolarissimo, appena usciti da una guerra devastante e profondamente divisi nelle idee e negli obiettivi. Certo, fu un miracolo di sintesi allora, un testo assurto ad esempio per molte altre nazioni. Ma oggi, a distanza di sessant'anni, con quale faccia tosta ci si incaponisce a difenderla tout court, senza neanche porsi il problema se chi vuole corregerla sia o meno nel giusto? La verità è che le motivazioni conservatrici sono soltanto politiche: chi si oppone alla revisione della Costituzione per partito preso, teme che i meriti del rinnovamento vadano ad altri, che le novità vadano a detrimento dei propri interessi personali o di fazione, che il timone del paese finisca irrimediabilmente nelle mani dell'avversario. Ma ora basta, la smettano costoro e si rendano conto che nel futuro dell'Italia ci sarà posto solo per chi saprà adattarsi ai tempi e si aprirà ad un conflitto politico diverso. La Magna Charta è andata in pensione. Ora tocca alla Costituzione Italiana.


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