Citazioni & Citazioni

Dio si fa beffe delle creature che deplorano gli effetti di cui continuano ad amare le cause.

Bossuet

A free template from Joomlashack

A free template from Joomlashack






Password dimenticata?
Nessun account? Registrati
Credi che l’emergere di una nuova classe dirigente possa risolvere i problemi dell’Italia?
 
Invia il Tuo recapito telefonico a info@meritoitalia.org. Sarai ricontattato il prima possibile. Se desideri maggiori informazioni puoi chiamare il numero 010 2530643.
La politica è la realizzazione di ciò che sarebbe avvenuto comunque” H.M.Henzensberger

 

 E’ difficile cogliere il significato profondo del corretto agire meritocratico. Il termine meritocrazia si presta infatti a molteplici interpretazioni. Per altro non sempre positive. Una robusta linea critica di sinistra sostiene infatti che una società meritocratica è destinata a implodere sotto i colpi dell’esclusione sociale dei più deboli e sfortunati; prodromi della rivolta. In tal senso deve essere letto il noto libro di Michael Young “The rise of meritocracy”. I rischi esistono, non si può negare: l’assunzione acritica dei principi meritocratici può portare ad una dura stratificazione sociale. Per questo motivo i principi del “merito” devono essere esaminati con attenzione e messi in pratica limando gli eccessi; tenendo ben presenti i principi di solidarietà verso i meno fortunati e concedendo costantemente spazio a coloro che provengono da strati sociali diversi; rispettando tutti i ruoli e tutti gli uomini. Ma ciò non è sufficiente. A garanzia di un procedere meritocratico equanime, deve propagarsi nell’animo sociale una potente coscienza collettiva, una riverberante abitudine a concepire la comunità come un corpo unico, che funziona solo se ogni sua parte è rispettata e funziona. Questo è il “merito” che noi perseguiamo, convinti che solo una nuova élite possa guidare il paese verso il domani.
Home
Le ragioni della crisi culturale di Genova PDF Stampa E-mail
Cercherò in questo articolo di mettere a fuoco quelli che, secondo il mio modesto parere, sono i sei macro-fattori di crisi che impediscono alla nostra città di produrre una “cultura” propria. Non mi riferisco dunque solo all’offerta in sé, ma anche e sopratutto alla taratura dell’identità culturale vera e propria, che consente ad una comunità di esprimere sé stessa e imporre la propria visione.

  • Nessuno si è mai preoccupato di individuare, mettere in risalto, esaltare quello che è il carattere peculiare della città. Ogni gruppo umano ha un suo stile, sue valenze estetiche, inconfondibili segni che lo rendono unico. Anche la Superba li possiede e deve valorizzarli per interrompere la dipendenza da altri il cui carisma è attualmente più forte.
 
  • A Genova manca un progetto culturale. Si mettono in campo iniziative distinte, talvolta di pregio, in molti casi di profilo discutibile ma non sono mai stati chiariti gli obiettivi unificanti e le linee guida dell’intera movimentazione delle idee.

  • E’ sempre mancata la capacità di mettere in sintonia il fermento naturale che proviene dalla società con il mondo paludato della cultura alta, governato dagli attori istituzionali. Questo movimento dal basso è presente e vivo da alcuni anni, in specie fra i giovani, ma chi detiene il potere culturale non ha saputo interpretarlo o, addirittura, non ha potuto capirlo perché appartenente ad una generazione diversa.

  • C’è sempre stata una cecità ossessiva nei confronti dei mass media più recenti. Genova è stata fino ad oggi una città estranea alla comunicazione e all’enorme flusso di contenuti innovativi che provengono dalle avanguardie della conoscenza. La televisione digitale, il cinema, internet e la fotografia devono entrare nel cuore della discussione e delle proposte.

  • Nei posti chiave delle istituzioni deputate alla gestione del settore sono sempre stati seduti burocrati dalla vista corta, politici in posteggio o, peggio ancora, artistoidi inconcludenti. E’ l’ora che veri operatori specializzati, giovani, preparati e ricchi di motivazione, entrino a far parte delle compagini in cui si decidono le strategie e i programmi.

  • Un sistema di potere incancrenito, virale ha occupato militarmente tutte le strutture preposte alla produzione culturale, monopolizzando il pensiero, le interpretazioni del reale e le determinazioni del futuro. La sinistra si è infatti resa protagonista negli anni di un soliloquio ideologizzato che alla lunga ha inaridito le fonti, ha spento ogni dialettica, ha imposto alle menti i codici di un pensiero unico senza sbocchi. Solo ponendo rimedio a queste gravi pecche potremo germogliare di nuovo e rivedere Genova ergersi a maestra di stile per le altre città. In caso contrario appassiremo, come splendidi, antichi fiori a cui l’acqua è stata negata.
 
Ancora una volta stimolato dalle puntuali considerazioni dell’amico Maifredi, offro il mio contributo al dibattito cercando di mettere a fuoco quelli che, secondo il mio modesto parere, sono i sei macro-fattori di crisi che impediscono alla nostra città di produrre una “cultura” propria. Non mi riferisco dunque solo all’offerta in sé, ma anche e sopratutto alla taratura dell’identità culturale vera e propria, che consente ad una comunità di esprimere sé stessa e imporre la propria visione.
 
  • Nessuno si è mai preoccupato di individuare, mettere in risalto, esaltare quello che è il carattere peculiare della città. Ogni gruppo umano ha un suo stile, sue valenze estetiche, inconfondibili segni che lo rendono unico. Anche la Superba li possiede e deve valorizzarli per interrompere la dipendenza da altri il cui carisma è attualmente più forte.

  • A Genova manca un progetto culturale. Si mettono in campo iniziative distinte, talvolta di pregio, in molti casi di profilo discutibile ma non sono mai stati chiariti gli obiettivi unificanti e le linee guida dell’intera movimentazione delle idee.

  • E’ sempre mancata la capacità di mettere in sintonia il fermento naturale che proviene dalla società con il mondo paludato della cultura alta, governato dagli attori istituzionali. Questo movimento dal basso è presente e vivo da alcuni anni, in specie fra i giovani, ma chi detiene il potere culturale non ha saputo interpretarlo o, addirittura, non ha potuto capirlo perché appartenente ad una generazione diversa.

  • C’è sempre stata una cecità ossessiva nei confronti dei mass media più recenti. Genova è stata fino ad oggi una città estranea alla comunicazione e all’enorme flusso di contenuti innovativi che provengono dalle avanguardie della conoscenza. La televisione digitale, il cinema, internet e la fotografia devono entrare nel cuore della discussione e delle proposte.

  • Nei posti chiave delle istituzioni deputate alla gestione del settore sono sempre stati seduti burocrati dalla vista corta, politici in posteggio o, peggio ancora, artistoidi inconcludenti.E’ l’ora che veri operatori specializzati, giovani, preparati e ricchi di motivazione, entrino a far parte delle compagini in cui si decidono le strategie e i programmi.

  • Un sistema di potere incancrenito, virale ha occupato militarmente tutte le strutture preposte alla produzione culturale, monopolizzando il pensiero, le interpretazioni del reale e le determinazioni del futuro. La sinistra si è infatti resa protagonista negli anni di un soliloquio ideologizzato che alla lunga ha inaridito le fonti, ha spento ogni dialettica, ha imposto alle menti i codici di un pensiero unico senza sbocchi.Solo ponendo rimedio a queste gravi pecche potremo germogliare di nuovo e rivedere Genova ergersi a maestra di stile per le altre città. In caso contrario appassiremo, come splendidi, antichi fiori a cui l’acqua è stata negata.


Maurizio Gregorini Presidente associazione Merito


Aggiungi ai preferiti (108) | Riporta quest'articolo sul tuo sito!

Lascia il primo commento!
Commenti RSS

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6
AkoComment © Copyright 2004 by Arthur Konze - www.mamboportal.com
All right reserved

 
Pros. >